Anche quest’anno l’evento Venezia era stato ben preparato: un nutrito battage pubblicitario, la promessa della presenza di numerose star, gli allettanti film in concorso, l’importanza di un appuntamento unico e prestigioso. Poi la faccenda ha cominciato a sgonfiarsi, almeno per me e per la maggior parte del pubblico presente, quasi tutti giovani pronti a spaccarsi il fegato con i costosissimi panini del Lido o a farsi anche 1-2 ore di vaporetto per arrivare al palazzo del cinema, tutto questo però in cambio di una valida programmazione per cui valesse almeno un po’ la pena di essere lì a perdere sonno e salute.

In realtà l’esordio era stato già piuttosto penoso, con un’ ingessatissima Chiara Caselli che con voce da 144 recitava la parte della presentatrice, di fronte al povero Chabrol che non sapeva più dove guardare; poi ci sono stati i film, quasi tutti mediocri, e se sono riuscita a vederne una quarantina è stato perché dopo ogni proiezione mi ripetevo : "La prossima sarà migliore", cosa che, purtroppo, non succedeva quasi mai.

Una delusione è stata "Denti" di Salvatores, che il regista definisce "un viaggio psichedelico", ma che a me è sembrata una storia di gelosie & anestesie con un campionario di effetti kitsch davvero agghiacciante, tipo Bentivoglio che appare al protagonista DENTRO una flute di spumante; ancora più pacchiano (forse perché con più soldi da spendere!), il thriller di Tarsem, "The Cell", un mix delle parti peggiori di "Seven" e del "Silenzio degli Innocenti", con protagonista Jennifer Lopez a cui non si può neppure dire di lasciare il cinema per dedicarsi alla musica ( da vedere la scena in cui lei appare vestita da Madonna per consolare un bimbo morente). Poi c’è "Sud Side Story" il nuovo musical di Roberta Torre, l’autrice di "Tano da Morire", che racconta l’amore tra Romea, una prostituta nigeriana, e Giulietto, un disoccupato mantenuto dalle zie: il film di sicuro non annoia (ed è già un merito!) ma sembra un po’ troppo simile al precedente, nonostante al posto di Nino D’Angelo ci siano Mario Merola e Little Tony.

Inoltre quest’anno al Festival si usava il sadomaso e il grandguignol; erano infatti parecchi i film contenenti scene di vomito verso la platea , arti mozzati, intestini volanti, teste criogenizzate, budella, sgozzamenti; tra i più trendy "L’Isola" di Ki Duck Kim, la storia d’amore di due coreani che, combattuti tra Eros e Thanatos, si infilzavano ami da pesca un po’ovunque in mezzo allo sgomento e poi alle risate del pubblico. Tra i più soporiferi, anche se di indubbio valore, "Palavra e Utopia" del portoghese De Oliveira, la vita di un gesuita durante l’Inquisizione e "Freedom" di Sharunas Bartas che, a detta di molti, contiene la mitragliata meno spettacolare della storia del cinema.

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Jung Suh Ed, protagonista di Seom (L'Isola) di Ki - Duk Kim -Corea 2000

Mi sono capitati anche piccoli capolavori come "Thomas è innamorato" del francese Paul Renders, la storia di un ragazzo agorafobico che comunica col mondo esterno solo attraverso il computer e che inizia ad incontrare donne via Internet. Insieme toccante e tecnologico, è tutto girato in soggettiva, come se lo spettatore fosse Thomas che guarda lo schermo del PC. Imperdibile!

"Pie in the sky" di Vincent Fremont è invece un documentario su Brigid Berlin, un’artista scoppiata della Factory di Andy Warhol, la cui vita è raccontata in stile pop, con intelligenza e (auto)ironia; il titolo del film si riferisce al negozio di dolcetti in cui l’artista amava andare a rimpinzarsi.. Per i patiti dell’azione è da vedere U-571 di Mostow, ambientato in un sommergibile durante la Seconda Guerra Mondiale , con Bon Jovi tenente di vascello: il film è onesto, dà quello che promette ed è molto avvincente, a differenza di "What Lies Beneath" di Zemeckis che vuole fare il verso ad Hitchcock, ma due ore di porte che sbattono e oggetti che cadono non inquietano neanche un po’: il finale è "very thrilling", ma bisogna arrivarci svegli!

Forse non tutti pensano che il genere documentaristico possa prestarsi alla descrizione di eventi insoliti, anche orrorifici, comunque stranianti: ci è riuscito il regista newyorkese Errol Morris, a cui è stato dedicato uno spazio speciale nella rassegna "Nuovi Territori". Della sua produzione video basta ricordare: "The killer inside me" (Sondra London ha perso la verginità con un uomo poi diventato serial killer e lo ricontatta dal carcere per riprendere la relazione); "I dismember mama" (Saul Kent è un cultore della criogenizzazione e vi ricorre per non separarsi di una parte della sua mamma morta); The Parrot ( un pappagallo è testimone di un omicidio e conosce ben 450 parole…); "Eyeball to eyeball" (Clyde Roper è uno zoologo ossessionato dal desiderio di catturare un calamaro gigante); "In the kingdom of Unabomber" (uno psicoanalista vorrebbe diventare scrittore e inizia un rapporto epistolare con uno che ha già pubblicato, il famigerato Ted Kaczinski, l’Unabomber"). Lucido e crudele, ma anche ironico e surreale, il grande Errol Morris ci dimostra ancora una volta che spesso la realtà supera qualunque fantasia. ( per gli appassionati: non disperate, probabilmente la sua produzione video è stata acquistata da Tele+)

Sulla presenza delle star non ho molto da dire, dato che il mio attore preferito era (sigh!) assente; per il resto ho apprezzato il carisma di Eastwood e il fascino di Jennifer Jason Leigh, lo sguardo da bambina cattiva di Christina Ricci e il divismo di Sharon Stone; chi proprio non ci voleva era la Schiffer, perfetta come una Barbie ma plurifischiata, sia per la recitazione che per l’assenza alla conferenza stampa (le serviva ancora un’ora per truccarsi!).

E’ noto che il vincitore di quest’anno è stato un film iraniano, "Il Cerchio" di Panahi, la descrizione, in chiave documentarista, della condizione della donna nell’Iran; la giuria si è però divisa, nell’imbarazzante situazione dovuta all’assenza di un capolavoro e alla generale mediocrità di tutto il resto.

In mezzo a tanta noia sono corsa a cercare un cinema dove dessero ancora Scream 3, da vedere rigorosamente con una maxi dose di patatine e popcorn.

TESTO A CURA DI 

Tulip         

 

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