Nella città di St. Louis
l’esistenza dei vampiri è stata legalizzata, ma questo non basta a farli
convivere pacificamente con
gli umani, meno ancora con i licantropi o con altre creature
soprannaturali. I vampiri più potenti – i cosiddetti master
- si contendono l’influenza sulla città e i più spregiudicati ambiscono a
trasformare gli abitanti in loro sudditi. Esiste una squadra di polizia,
il Regional Preternatural Investigation Team, che indaga sui crimini
connessi col soprannaturale, ma come sempre c’è bisogno di qualcuno che
faccia il lavoro sporco.
Lei si chiama Anita Blake
ed è una ragazza bruna che non arriva a un metro e sessanta, gira spesso
in felpa e scarpe da ginnastica e colleziona pinguini di peluche. Subito
nessuno immagina che, proprio lei, sia la temuta Sterminatrice di vampiri.
Dopo pochi istanti, di solito, si ricrede. Soprattutto quando Anita estrae
indistintamente da sotto il suo maglione pistole, paletti e crocifissi
pronta a difendersi dalle creature della notte e, se necessario,
attaccare.
Laureata in Biologia
Soprannaturale, la sua vera professione è quella di Risvegliante presso la
Animators Inc. di St. Louis, per i quali resuscita una media di cinque
zombie a notte, spesso per dirimere controversie legali interpellando
direttamente i defunti.
Se tutto questo vi può
lasciare perplessi, provate a tuffarvi in quello che i suoi fan
definiscono Anita-verse (l’universo di Anita): non potrete fare a meno di
attuare la sospensione dell’incredulità e non riuscirete a smettere di
leggere questa saga che negli Stati Uniti sta scalando le classifiche ed è
diventata un vero e proprio cult.
La
bravura di Laurell K. Hamilton sta nel raccontare le avventure della sua
eroina coniugando diversi generi. Infatti i suoi romanzi sono
dichiaratamente horror, contengono creature al limite col fantasy (lamie,
licantropi ecc), ma hanno sempre come sottotrama un’indagine poliziesca.
Il mood che pervade la saga è decisamente noir, a partire dal
personaggio di Anita: impulsiva, apparentemente cinica e disillusa, a
tratti incazzata, sempre ironica.
L’autrice non ha negato di
amare il genere e di essersene ispirata, in particolare allo scrittore
Robert B. Parker, maestro del noir seriale americano. Da lui la Hamilton
ha mutuato l’abilità di creare avventure coinvolgenti che hanno il loro
punto di forza proprio nel far parte di una saga: come direbbe Umberto
Eco, quello che avvince dei suoi libri è la serialità. Essa infatti,
attraverso la ripetizione di situazioni e il manifestarsi di tic e di
punti deboli dei personaggi, proietta il lettore nell’Anita-verse e lo fa
sentire parte degli eventi.
Gli sembrerà così di essere un
frequentatore degli equivoci locali di St. Louis: dal Guilty Pleasures
(dove i vampiri si spogliano per il pubblico e anche qualcosa di più), al
Circo dei Dannati (dove nulla è ciò che appare), al Lunatic Cafè (bar
gestito da licantropi che serve ottima carne al sangue).
Affiancano Anita una miriade
di personaggi, tutti convincenti: da Edward, killer che uccide per diletto
ma agli umani preferisce i vampiri “perchè è più difficile”, a Jean-Claude,
il sensuale vampiro master della città che chiama la Sterminatrice “ma
petite” e desidera farne la sua schiava umana, a Bert, l’odioso capo della
Animator’s Inc., a Ronnie, l’amica del cuore.
L’autrice effettua anche una
piacevole incursione nel genere rosa, ma senza essere retorica o
stucchevole, bensì con molta ironia. Anita è infatti contesa tra il già
citato Jean-Claude che lei trova ridicolo quando indossa panni
settecenteschi, e Richard, un sano giovanotto che insegna all’università.
La bilancia sembra pendere dalla parte del secondo, quando gli eventi
prendono una piega imprevista: “Molte donne si lamentano che non ci sono
più abbastanza maschi eterosessuali e single. A me piacerebbe
semplicemente incontrarne uno che sia umano.”
Il carattere della Blake è un
ossimoro: è decisa, ruvida, a volte anche aggressiva, ma ha un fondo di
tenerezza e di solitudine: questo rispecchia a tratti la storia della
Hamilton che si è rifugiata nel cinema e nella letteratura horror
quand’era molto piccola e forse anche per esorcizzare le sue
paure,
in seguito alla perdita della madre in un incidente d’auto.
Le vicende della storia hanno
molto di cinematografico: la cura nel descrivere i luoghi più inquietanti
e nel costruire scene d’azione ricorda i film di John Carpenter, in
particolare “Vampires”, ma la Hamilton va oltre. Gli scontri più
emozionanti non sono soltanto quelli in cui Anita deve sparare a volontà,
ma quelli più psicologici in cui le tocca resistere ai loro forti poteri
mentali e alla capacità di influenzarla attraverso sogni e allucinazioni.
Molti, parlando di letteratura
e vampiri, avranno subito pensato a Anne Rice. In realtà se il vampiro
Lestat, dal fascino snob decadente può aver molto da spartire con Jean
Claude, potremmo citare quello che Anita ha esclamato dopo aver respinto
un suo omaggio floreale: “Sono la Sterminatrice, e io, coi vampiri non ci
esco. Io li ammazzo”.
Cristiana Astori
Libri usciti in Italia
di Laurell K. Hamilton:
- Nodo di sangue, Milano : Ed. Nord, 2003 (Tit. orig.: Guilty Pleasures,
1993)
- Il circo dei dannati, Milano : Ed. Nord, 2004 (Tit. orig.: Circus of the
Damned, 1995)
- Luna nera, Milano : Ed. Nord, 2004 (Tit. orig.: Lunatic Cafe, 1996)