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HITOMI KUROKI       RIO KANNO     Mirei Oguchi

       Asami Mizukawa              Fumiyo Kohinata

   (2002)

DARK WATER

Regia di

Hideo Nakata

Una giovane madre in cerca di una casa per lei e per la sua bambina di sei anni, entra a far parte di una realtà appartenuta al passato di una bambina vissuta in quello stesso quartiere e scomparsa senza lasciare traccia qualche anno prima. L’umidità dell’appartamento e la pioggia abbondante che circonda la signora Yoshimi Matsubara e la sua bambina Ikuko sono uno sfondo costante per tutto il film, anche nelle sequenze che introducono la triste storia dell’altra bambina, abbandonata a sé stessa e morta tragicamente.

Yoshimi apprende di questa vicenda quando tornando a prendere la figlia all’asilo, si accorge che a causa del suo enorme ritardo, la bambina non c’è più, e in quel momento la colpisce una fotografia, su di un volantino, di una bambina scomparsa, della stessa età della sua, il cui viso si riconosce appena, quasi cancellato dall’acqua e dal tempo. Disperata, corre per le strade in cerca di sua figlia, che ama più di ogni cosa e a cui ha dedicata tutta la sua vita. La vede camminare per strada con il suo ex-marito e padre della bambina, con cui ha conservato dei pessimi rapporti e la riprende con sé dopo un furioso alterco. In realtà ella è stata costretta a cambiare appartamento e a cercare un lavoro per poter mantenere lei e la piccola perché l’ex-marito vuole ottenerne a tutti i costi l’affidamento, ricorrendo anche a metodi sleali, informando il giudice che Yoshimi in passato aveva avuto bisogno di cure psichiatriche, a causa del suo precedente lavoro.

Dopo aver ritrovato la figlia, la signora Matsubara le compra per strada dei fuochi d’artificio e assieme tornano a casa. L’appartamento, inizia a rivelare qualcosa di strano, quando dell’acqua inizia a scendere dal soffitto ormai macchiato dall’umidità. Madre e figlia vanno sul tetto dell’edificio per accendere i fuochi d’artificio, quando la bambina ritrova una borsetta rossa, la stessa borsetta rossa che aveva già trovato nei giorni precedenti, e che era stata gettata nei rifiuti dal portiere dello stabile. Spaventata da quel oggetto, che indubbiamente doveva appartenere ad una bambina, e suggestionata dalle accuse rivoltele dal marito, di avere problemi nervosi, la afferra e la getta via nella spazzatura, con le sue mani. Yoshimi è una donna fragile ma coraggiosa allo stesso tempo, che intuisce il pericolo che incombe su di loro, ma non ha la capacità di sottrarsi ad una terribile sorte, che ella percepisce attraverso le visioni degli ultimi istanti della vita della bimba morta, che compaiono poco alla volta, man mano che si creano delle similitudini tra le due bambine, con lo sfondo sempre grigio di pioggia e un’atmosfera intrisa di tristezza.

Il primo contatto di Ikuko con il fantasma è nel corridoio dell’asilo, ma gli spettatori vedono soltanto dei piedini che si avvicinano alla bambina, e che dal pavimento inizia a fluire dell’acqua. I passi leggeri della bambina morta fanno tornare subito alla mente l’incedere tanto infantile quanto inquietante che introduceva le spettrali apparizioni della fanciulla di “Operazione paura”di Mario Bava, conosciuto anche come “Kill, baby, kill!”, manifestazioni che erano premonizioni di morte prossima e certa.

Ikuko viene rinvenuta priva di sensi e completamente bagnata, ma non è in grado di raccontare ciò che ha visto, ha la febbre alta e non ricorda nulla. La bambina negli ultimi giorni è diventata sempre più strana ed ha anche un’amica immaginaria e sua madre è molto preoccupata, ma, mentre razionalmente attribuisce le difficoltà di sua figlia alla separazione matrimoniale, il suo istinto le dice che l’appartamento sopra al suo, da cui continua a scendere acqua, nasconda qualcosa di funesto.

Mentre accudisce Ikuko, malata per ciò che le è accaduto, Yoshimi si addormenta e in sogno vede la fine infelice di una bambina che da sola si avvicina alla cisterna dell’acqua che si trova sul tetto del palazzo, e, per riprendere la sua borsetta rossa, vi cade dentro. Quando si risveglia, dal soffitto del suo appartamento scende acqua in notevole quantità, la stanza è completamente inondata e Ikuko non è più nel suo letto. In cerca della figlia, si precipita nell’abitazione al piano di sopra, totalmente allagata con l’acqua che cade anche dalle pareti. Stanca delle condizioni in cui si trova il suo appartamento, rovinato dall’acqua, e i cui rubinetti rovesciano acqua sporca e capelli, e preoccupata per la bambina, Yoshimi è decisa a trovare un'altra casa, ma il suo avvocato glielo sconsiglia, temendo ripercussioni sulla decisione del giudice per l’affidamento. Il giovane avvocato offre loro il suo aiuto, e dopo aver segnalato lo stato di degrado dell’edificio all’amministratore incaricato, e dopo aver ottenuto la riparazione dell’appartamento della signora Matsubara, la tranquillità emotiva sia della madre che della figlia sembra ristabilirsi, al punto che la piccola è di nuovo entusiasta all’idea di tornare all’asilo. Felice di questa decisione Yoshimi va a prendere la cartella di Ikuko per il giorno dopo, ma quando la apre, trova ancora una volta la borsetta rossa.

 

Di nuovo in preda al panico, si arrampica sulla cisterna, e dopo essersi accorta di essere ormai in balia dello spettro, torna indietro per salvare la figlia, che sta per essere risucchiata nella vasca dall’acqua torbida che esce dai rubinetti della sua casa.

Yoshimi incontra il fantasma della bambina annegata, mentre cerca di proteggere la sua Ikuko, nell’ascensore. Ormai l’acqua è dovunque. In un angolo dell’ascensore compare lei, il volto è terrificante, anche se i tratti non si distinguono perché è quasi totalmente ricoperto di melma, e il suo abbraccio mortale non ha più nulla di quella bimba innocente che camminava da sola sotto la pioggia, abbandonata da sua madre. Pur di proteggere Ikuko dall’orribile spettro, Yoshimi si lascia uccidere, sacrificando così la sua vita per la sua bambina.

In un ultimo, malinconico incontro tra madre e figlia, quando Ikuko ha ormai sedici anni e torna in quel palazzo spinta dalla curiosità di rivedere quei luoghi, Yoshimi le dimostra ancora una volta il suo amore, prima di scomparire per sempre e prima ancora che l’agghiacciante creatura alle sue spalle possa farle del male.

Efisia

Durante una cupa notte piovosa, prima di abbassare la serranda, provate a guardare attraverso i vetri gocciolanti della vostra finestra. Cosa vedete ?Assolutamente niente che possa attirare la vostra attenzione., La strada e' deserta e il silenzio e' interrotto solo dal fragore dei tuoni. Decidete così di andare a dormire. Ma casualmente i vostri occhi si posano su una strana macchia, una fastidiosa infiltrazione d'acqua che opprime il soffitto della vostra cucina.. Di per sé, e' questa una situazione ordinaria che probabilmente sara' capitata a molti di voi. Controllate la macchia, ponete un catino che possa raccogliere le poche gocce che scendono giù e vi dirigete verso la camera da letto. Ma come reagireste se proprio li', in fondo al corridoio, nella penombra, vi apparisse il triste fantasma di una bambina che vi fissa e avanza lentamente verso di voi ? Che nessun mortale abbia in sorte un simile pauroso avvenimento...

Dark Water, tratto da un racconto di.. i Suzuki Koji (lo Stephen King giapponese)  e' un film che ci mostra l'altra faccia di un genere, quello horror, di solito, sposato fedelmente con lo spargimento di sangue, un comodo veicolo di immagini esplicite che finisce per svuotare la vera essenza dell'immagine stessa. Qui invece l'elemento della morte e' l'acqua..Nakata Hideo rinuncia alla tentazione della consueta giostra visiva e opta per un 'opera che riesce a coinvolgere e spaventare lo spettatore anche con scene di ordinari avvenimenti domestici.

La lenta ma continua crescita di una macchia causata dalle continue e inspiegabili infiltrazioni d'acqua, sta a significare la resa definitiva delle pareti/vita, destinate a soccombere davanti ad una mortale e oscura minaccia. L'apparizione del fantasma della bambina, ci ammonisce sull'inutilità' di ogni sforzo prodotto nel tentativo di sottrarsi al proprio destino e ci ricorda che non si può sfuggire al suo abbraccio mortale... Alcuni aspetti del film ricordano, il capolavoro di Mario Bava, Operazione Paura ( 1966 ), conosciuto all' estero con il titolo Kill Baby Kill. Infatti nel film del regista italiano, l'inquietante fantasma di una bambina ,appariva alle persone prossime a morire. Inoltre in Dark Water come in Operazione Paura sono presenti alcune immagini che ci mostrano l'incedere della bambina, inquadrata solo nelle sue scarpine. Queste similitudini non screditano il film di Nakata Hideo ma confermano ancora una volta, l'innegabile influenza che Mario Bava, ha avuto e continua ad avere su molti registi di film horror del passato e del presente.

 Witchfinder

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