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PELLICOLE (MAI) PERDUTE |
Roberto, batterista di un gruppo musicale, si accorge di essere seguito e
spiato ogni sera dopo le prove. Nel tentativo di scoprire chi è quella persona
misteriosa, entra in un teatro vuoto e la raggiunge ai piedi del palcoscenico. L'uomo che
lo seguiva, però estrae un coltello e gli intima di andarsene, ne segue una
colluttazione, e Roberto uccide il suo assalitore. Nel frattempo in galleria, uno strano
pupazzo sorridente gli scatta delle fotografie. Torna a casa, ma alla moglie Nina non dice
nulla, il loro matrimonio è in crisi e tra loro c'è solo una cordiale freddezza.

Il mattino seguente assieme alla posta gli viene recapitata la carta
d'identità dell'uomo che lui ha ucciso la sera prima e durante una festa trova quelle
foto. I suoi sogni non sono tranquilli, una visione ricorrente, di una pubblica esecuzione
in una piazza dove la luce è accecante, si blocca sempre nel momento in cui viene la
spada si avvicina al collo da decapitare. Si sveglia di soprassalto, sente dei rumori, e
quando va a controllare, in cucina lo assale di nuovo il pupazzo, che, minacciandolo con
un laccio alla gola, gli dice che ancora non è tempo che lui muoia e che non può avere
l'aiuto di nessuno. Quella notte stessa racconta tutto alla moglie che sembra non
credergli.

Così va a chiedere aiuto ad un vecchio amico, Diomede, il quale gli
consiglia di rivolgersi ad un investigatore privato, un certo Arrosio, personaggio un po'
eccentrico e omosessuale, ma simpatico. Nel frattempo vengono mostrate delle
sequenze ossessive, in cui la voce di un uomo grida delle parole mentre scorrono le
immagini di un manicomio: "Se ti
danno un pugno, restituiscine due! E non comportarti come una femminuccia! Chiaro? Non
piangere! Imbecille! Non si deve mai piangere. Io volevo un vero figlio, non un essere
rammollito come te! Finirai in manicomio!" La domestica, intanto, venuta a conoscenza di tutta la storia, per caso,
decide di tentare il colpo di fortuna, e telefona alla padrone per ricattarla, ma mentre
attende sul luogo dello scambio, viene uccisa senza pietà.

Intanto a casa arriva Dania, l'affascinante cugina di Nina. Di nuovo i
suoi incubi lo svegliano durante la notte, così si accorge che, chiunque sia, colui che
ormai lo tiene in pugno, si è introdotto in casa sua con molta tranquillità. La moglie
lo supplica di rivolgersi alla polizia, ma Roberto non l'ascolta, temendo la pena per
l'omicidio commesso. Ma Marosi, l'uomo che lui è convinto di aver ucciso, non è morto e
si mette in contatto con l'assassino, perchè avendo saputo del vero omicidio della
cameriera, non vuole più saperne dell'intera faccenda, ma anche lui viene eliminato
brutalmente. Roberto convince sua moglie a trasferirsi dai parenti, restando così da solo
con Dalia, con cui inizia una relazione.

L'investigatore svolge le sue indagini e riesce a capire chi è
l'assassino, si reca in un ospedale psichiatrico, dove gli confermano che il soggetto
soffriva di una forma di paranoia, caratterizzata anche da attacchi di violenza con
istinti omicidi che scomparvero improvvisamente dopo la morte del padre. Ma Arrosio non
riesce a comunicarlo a Roberto, perchè viene ucciso prima che possa farlo, nel bagno
della metropolitana. Stessa sorte capita alla cugina di sua moglie, che forse ha intuito
qualcosa. Gli inquirenti cercano di effettuare un esperimento sulla ragazza, per cui è
richiesta la presenza di Roberto: l'ultima immagine vista dalla vittima prima di morire,
resta per parecchie ore impressa sulla retina, e se riuscissero a vederla anche loro e a
fotografarla, potrebbero risalire all'identità dell'assassino.

Nella retina di Dania, però, non c'è un volto, ma quattro mosche. Il
musicista si barrica in casa in attesa del suo assassino, quando all'improvviso, entra in
casa sua moglie, e mentre la spinge per convincerla ad andare via, per metterla in salvo,
il medaglione che lei ha al collo oscilla, disegnando nella retina di Roberto quattro
mosche... Ma il condannato nel sogno non è lui.

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