Kim Jong Il, prima di
diventare il leader della Corea del Nord, è stato negli anni Settanta
Ministro della Propaganda del Partito, quando il padre Kim Il Sung era
Presidente. Grande appassionato di cinema, Kim Jong Il è un fan di
Elizabeth Taylor , di Sean Connery e di Rambo, si dice che abbia una
videoteca con decine di migliaia di film. Ha scritto anche un libro
sull’importanza del cinema, in cui teorizza che è necessaria “ una
trasformazione rivoluzionaria della pratica della regia” affinché questa
diventi lo strumento principale della Propaganda, e attraverso i film si
trasformi la gente del popolo in veri comunisti.
Il
problema che aveva , e che ha tuttora , era che in Corea del Nord non
c’erano registi all’altezza di questa missione così importante. Al
contrario la Corea del Sud viveva un periodo d’oro già dal dopoguerra,
Shin Sang-ok era il regista più amato e apprezzato dalla critica , ed era
molto famoso anche in Giappone. Era definito “l’Orson Welles” del cinema
asiatico, e negli anni Settanta aveva già firmato più di venti film di
successo. Sua moglie, Choi Eun-hee, era un’attrice , anche lei molto amata
dal pubblico e protagonista della maggior parte dei suoi film. Per Kim
Jong Il, l’unica soluzione possibile per risolvere questa insopportabile
situazione era rapire il regista e sua moglie, e costringerli a lavorare
per lui. Così fece: nel 1978 Choi, la moglie, fu rapita. Una missione di
agenti speciali di Pyongyang circondarono la sua casa a Seul e in una
notte lo portarono in Corea del Nord. La stessa sorte toccò a Shin Sang ok,
pochi giorni dopo fu rapito anche lui nelle stesse circostanze. La notizia
fece grande scalpore nell’opinione pubblica, mentre a Nord nessuno seppe
dell’accaduto.

I due vennero accolti subito
nel palazzo presidenziale, ricevuti da Kim Jong Il in persona, che diede
loro la sua residenza estiva e li trattò con ogni riguardo , pur senza
permettere loro di uscire da quella casa. Erano ospiti fissi del
dittatore, e più di chiunque altro straniero poterono conoscere la sua
vita quotidiana, i suoi pensieri, le sue follie e la sua corte. Dopo pochi
giorni però Shin e la moglie tentarono di scappare per tornare in Corea
del Sud, ma il tentativo fallì ed entrambi furono puniti e rinchiusi in
prigione. “ Ero terrorizzato “, ricorda Shin “ avevo talmente paura da non
riuscire a bere o mangiare , piangevo continuamente , non sapevo cosa mi
stesse succedendo. Dovettero passare quattro anni prima che la situazione
cambiasse, quattro anni fatti di celle di isolamento , di pasti di solo
riso e acqua, di corsi di rieducazione. Dopo essere stati liberati e “
rieducati” secondo i principi del comunismo coreano, ebbero di nuovo
accesso alla corte di Kim Jong Il. “ I nostri registi non hanno idee
nuove” spiegò il Dittatore a Shin. Kim Jong Il aveva intenzione di far
dirigere tutta una serie di film di propaganda a Shin Sang Ok. Per questo
mise a disposizione del regista un conto in una banca austriaca di due
milioni e mezzo di dollari. Così trascorse in Corea del Nord otto anni
della sua vita , costantemente vigilato, senza la minima libertà ma nel
lusso più sfrenato. “ In quel periodo ho girato molti film, sono stati
anni terribili , ma non rinnego nulla del lavoro che ho fatto, racconta
Shin oggi, dagli Stati Uniti, dove vive e lavora. In effetti, con una
pistola perennemente puntata contro , la concentrazione e la creatività ,
non possono permettersi distrazioni , e non è difficile credere che uno
tra i quindici film che Shin ha girato per il Regime, Pulgasari, sia
ritenuto dal regista il suo miglior film di sempre.
E’
la storia di un piccolo grano di riso , che cresce e si sviluppa in
maniera incredibile, fino a trasformarsi in un gigantesco mostro, che
lotta al fianco dei contadini oppressi e li aiuta nella raccolta del
grano. ”E’ il Godzilla comunista” hanno dichiarato i critici. Pulgasari è
diventato, grazie soprattutto all’incredibile storia vissuta dal regista,
un cult movie. Fu il primo prodotto in Corea Del Nord a uscire nelle sale
di Seoul, dove però, stranamente, non ebbe successo. In America, e ancora
di più in Giappone, dove è appena uscito, sta avendo ottimi apprezzamenti
dal pubblico.
Tratto dal Libro
di Geri Morellini “Dossier
Corea” Viaggio nel
regime più isolato del Mondo
(Castelvecchi)
Ringrazio Geri Morellini,
l’autore del libro per avermi concesso l’autorizzazione di poter
pubblicare su Horror Tv il testo riportato in questa pagina. Nel libro,
l’autore racconta delle sue fughe per eludere i controlli delle autorità,
descrive l’alienazione impenetrabile della gente, le autostrade a cinque
corsie in cui non c’è neanche una macchina, i segni delle terribili
carestie nelle campagne. Evoca atmosfere misteriose, tra l’incubo
orwelliano della società totalitaria e un’organizzazione medioevale della
vita della gente.
“
Dossier Corea è altamente
consigliato a chiunque voglia scoprire un’incredibile realtà che sembra
appartenere ad un mondo fantascientifico, ma che, in Corea del Nord,
milioni di persone vivono quotidianamente. “Witchfinder”