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NAKAKO MATSUSHIMA             HIROYUKI SANADA           MIKI NAKATANI

  

THE RING - RINGU (1998)

Regia di

Hideo Nakata

"Stories like that don't start with anyone. People feel anxious, and rumors start flyng. Or people start them hoping things will turn out like this"

In occasione dell'uscita nelle sale cinematografiche di THE RING di Gore Verbinski, remake del capolavoro di Nakata, HORROR TV presenta l'originale  film del regista giapponese.

Chi di voi, almeno una volta nella vita, non si e' imbattuto in strane dicerie comunemente chiamate leggende metropolitane? Ridicole, bizzarre, o semplicemente fantastiche.. Ma a volte può succedere che la nostra attenzione venga catturata da qualche singolare evento o racconto che anche solo per qualche minuto può destabilizzare la nostra realtà, spingendoci verso il dubbio e il terrore... Sfogliando un qualsiasi quotidiano, vi renderete conto delle stranezze e delle orribili fatalità che colpiscono il genere umano. Non voglio dilungarmi su questi casi ma converrete con me che alcune vicende hanno dell'incredibile e sembrano portare con sé il marchio dell'arcinemico. The Ring, ovvero le disgrazie e i lutti legati alla visione di una strana cassetta in bianco e nero.. Chi guarda questo nastro, muore dopo una settimana. In una foto che ritrae quattro ragazzi che hanno visto il video, i loro volti appaiono deformati, la loro comoda realtà non e' più tale e tutto ormai può accadere. L'ignoto li attende e quelle loro , non saranno morti violente, sarà la paura di quello che vedranno a decretare la loro fine. The Ring e' una corsa contro il tempo, sono rimasti solo sette giorni, lo scorrere delle ore avvicina il momento tanto temuto e quando questo finalmente arriva noi siamo lì, nel buio, davanti al nostro televisore ma con terrore ci accorgiamo che non siamo più soli...

Witchfinder

All'inizio sembra di guardare un qualsiasi film d'orrore per teenagers, ma ... due ragazze, rimaste sole in casa, si raccontano delle leggende metropolitane, per esorcizzare un terrore crescente: una di loro, mentre era in una baita in montagna, assieme ad altri amici, ha visto una strana videocassetta, e subito dopo tutti hanno ricevuto un' inspiegabile telefonata, in cui una voce preannunciava che sarebbero morti tutti sette giorni dopo. La storia è cosa nota, tutti ne parlano, tutti ne hanno il terrore, ma nessuno può provare che sia solo un'invenzione.

La ragazza muore senza che nessuno sappia spiegarne la causa, ma una sua cugina, Reiko (Nanako Matsushima),  giornalista cinica e curiosa, inizia a raccogliere le testimonianze delle ragazze che la conoscevano e che frequentavano lo stesso college. Scopre così che altri ragazzi, gli stessi che erano con lei nella baita, sono morti allo stesso modo, con i corpi contorti mostruosamente e con gli occhi sbarrati, come se avessero visto qualcosa talmente orribile da paralizzare il loro cuore. Più la giornalista indaga su questo mistero, più è risucchiata da una spirale di incubo e paura che cresce poco alla volta, ma per far luce su questo caso è disposta anche a trascurare suo figlio Yoichi. Il bambino, molto affezionato alla cugina morta, continua ad avere dei contatti con lei, attraverso strane visioni.

Entrata nella camera della ragazza morta, Reiko nota una ricevuta per il ritiro di alcune fotografie e decide di andare a prenderle, sperando di trovare qualche indizio e chiedendo ai suoi compagni, viene anche a conoscenza della leggenda della videocassetta. Dopo aver preso le fotografie, scopre che la baita si trova nel parco di Izu, e che in una di esse i loro volti sono sfuocati e deformati. Incuriosita si reca sul posto, e dopo aver parlato con il custode, prende una cassetta senza etichetta e si reca nella stessa baita dove i ragazzi avevano passato il fine-settimana. A prima vista il nastro presenta delle immagini senza senso, ma in un certo qual modo, Reiko sembra essere stata impressionata da tale sequenza. E' ancora smarrita, quando all'improvviso suona il telefono. Una voce le dice che le restano solo sette giorni, ma si sente solo un suono stridulo, sinistro, agghiacciante.

Spaventata, prende il nastro e torna a casa, ma ancora incredula, il giorno dopo si reca dal suo ex-marito, Ryuji (Hiroyuki Sanada) e gli chiede aiuto. Anche se il remake di Gore Verbinski sembra piuttosto fedele all'originale nella parte sostanziale del film, la fotografia è notevolmente diversa. Nel film di Nakata, il colore blu dei fotogrammi e le immagini che svelano, poco alla volta, ciò che vedremo solo alla fine, sono caratteristiche costanti, tranne che per le brevi sequenze in bianco e nero che mostrano la vita della strega e di sua figlia. La pellicola di Verbinski crea subito un ambiente background più ricco di particolari, e immagini che ci introducono direttamente in un ambiente misterioso e sinistro.

Ryuji è scettico su tutta la storia che circonda il nastro, ma chiede alla ex-moglie di fargli avere una copia della cassetta per poterla esaminare con precisione. Reiko gli consegna la copia e assieme iniziano ad analizzare i messaggi ambigui in essa contenuti. Prima compare una donna che si pettina allo specchio, ma la videocamera, che dovrebbe essere riflessa, data la posizione, non si vede. Nel videotape, inoltre, si fa riferimento direttamente ad una eruzione, e nel sottofondo audio c'è incisa una strana filastrocca, quasi impercettibile, in cui si riconosce un dialetto particolare.

"Frolic in brine... goblins be thine"

Riescono a trovare degli articoli di giornale che parlano appunto di un'eruzione avvenuta circa quaranta anni prima su un'isola vicina, e leggono inoltre che una donna del luogo forse l'aveva predetta. Nel frattempo, il bambino di Reiko guarda la cassetta, ma lei non arriva in tempo per impedirglielo. Ancora più disperati, partono così alla volta dell'isola in cerca di ulteriori spiegazioni, e apprendono che la donna del video, Shizuko, è proprio la stessa che aveva presagito la sciagura, e che aveva una figlia di cui nessuno vuole parlare. Informandosi con gli abitanti dell'isola, intuiscono che Shizuko era una donna molto particolare, dotata di alcuni poteri paranormali, che le permettevano di leggere nelle menti altrui, e aiutati dalle visioni che entrambi hanno, riescono in qualche modo a ricostruire la vicenda. Aveva poi conosciuto il Dr. Ikuma, docente universitario, che voleva sfruttare questa sua particolarità per arricchirsi, e con cui molto probabilmente aveva avuto una bambina, Sadako. Il Dr. Ikuma le aveva portate all'università per illustrare ai suoi colleghi la sua scoperta, ma durante la dimostrazione, i professori, del tutto scettici, le si erano scagliati contro, gridando che si trattava solo di una farsa. All'improvviso un uomo cade a terra morto, con il viso deformato dal terrore: spaventata da quanto stava accadendo, Sadako usa il suo potere, che tutti ignoravano, per cui chiunque lei desideri morto, cade a terra privo di vita.

Il tempo continua a scorrere, ma della bambina non ci sono tracce. Reiko è disperata, ormai le rimane solo un giorno per salvare suo figlio, ma d'un tratto ha un presentimento: il telefono squilla solo nella baita, quindi molto probabilmente Sadako è là. Nonostante il mare in tempesta, riescono ad abbandonare l'isola e a tornare al parco di Izu. Ora comprendono che Sadako si trova dentro il pozzo che si vede nel video, e che questo si trova sotto la baita.

Aprono il coperchio di pietra e con dei secchi cercano di portar fuori l'acqua rimasta, nella speranza di trovare il corpo della bambina. Suo padre, il dott. Ikuma, terrorizzato dall'idea di avere un mostro come figlia, prima l'aveva gettata nel pozzo, e poi l'aveva rinchiusa lì, non curandosi del fatto che Sadako era in realtà ancora viva.

Quando Reiko scende nella cavità, vede le unghie di Sadako incastrate nelle pareti, come se avesse cercato di risalire dal fondo, e poi rivive l'accaduto in una visione. Ormai il tempo sta per scadere, e mentre cerca la bambina nell'acqua, trova dei lunghi capelli neri e un piccolo scheletro. Ormai la maledizione è stata annullata, Sadako è stata liberata dal suo tormento, e i due giovani possono tornare a casa con la certezza che il loro bambino, Yoichi, è salvo.

Ryuji si siede alla sua scrivania e si concentra nel suo lavoro, quando all'improvviso si accende il videoregistratore, e la cassetta inizia a girare di nuovo. Nel solito scenario blu, dal pozzo il fantasma di Sadako sale lentamente, e cammina verso lo schermo con passo folle fino ad uscirne fuori. Ora striscia sul pavimento, la sua presenza è accompagnata dal suono stridente e infausto e l'uomo è talmente terrorizzato, da non riuscire a fuggire. Basta un suo sguardo, e Ryuji cade a terra morto. Venuta a conoscenza dei fatti Reiko cade di nuovo nell'angoscia, temendo per la sorte del figlio, e allo stesso tempo non riesce a spiegarsi come lei stessa possa essersi liberata dal sortilegio. Cosa ha fatto lei e cosa non ha fatto il suo ex-marito?

Una visione le suggerisce la soluzione all'enigma: una copia. Copiando il nastro a qualcun altro, la maledizione viene trasferita, quindi lei è salva e adesso anche Yoichi lo è, basta che faccia una copia...

RING di Nakata, anche se girato con un budget limitato, riesce ad incutere nello spettatore un autentico sentimento d'angoscia soprattutto in riferimento alla scena cruciale del film, quando la bambina si materializza nel video. Infatti, il suo incedere oltre ad essere decisamente più lento e spettrale, paralizza lo spettatore in quegli interminabili secondi che intercorrono tra il   lugubre cammino dal pozzo, attraverso lo schermo televisivo e la stanza dove la vittima predestinata non ha scampo. Nella versione di Verbinski, il tutto accade troppo velocemente, quasi a volerci inspiegabilmente risparmiare quell'insopportabile visione. Ad ogni modo, la pellicola non risulta compromessa da questa scelta, che forse è l'unico limite di questo valido remake.