In RING 2, sequel di The Ring, film dell’orrore di grande successo uscito nel 2002, la candidata all’Oscar Naomi Watts (21 grammi) torna a vestire i panni della giornalista-investigatrice Rachel Keller. La regia è affidata a Hideo Nakata, autore dell’originale blockbuster giapponese Ringu da cui è stata tratta la versione americana, qui al suo esordio in una produzione hollywoodiana.

Sei mesi dopo gli eventi terrificanti che hanno sconvolto la vita di Rachel Keller e del piccolo Aidan (David Dorfman), madre e figlio hanno lasciato la loro casa di Seattle per sfuggire agli ossessionanti ricordi di Samara e del maledetto video che seminava morte al suo passaggio. Trasferendosi nella piccola comunità costiera di Astoria, nello stato dell’Oregon, Rachel e Aidan sperano di ricominciare una nuova vita. Tuttavia, la tranquillità si trasforma presto in terrore quando sulla scena di un crimine avvenuto in zona viene rinvenuto un anonimo videotape, secondo un rituale fin troppo familiare per Rachel. La giornalista capisce allora che la vendicativa Samara è tornata più determinata che mai per dare seguito al suo inquietante progetto di morte.

Nel 1998, il giapponese Hideo Nakata, regista dell’originale Ringu, ha imposto sulla scena del cinema asiatico e della cultura pop il J-horror (ovvero, l’horror giapponese), un genere che si differenzia dai tradizionali film del terrore in quanto basato più sulla storia e sui personaggi che non sugli effetti speciali e sugli eccessi del gore. Tratto da una serie di romanzi dell’orrore dello scrittore giapponese Koji Suzuki, il Ringu di Nakata è diventato il film di maggior incasso nella storia del cinema giapponese dando vita a due sequel, uno dei quali, Ringu 2, diretto dallo stesso Nakata.

Walter F. Parkes, che di nuovo insieme a Laurie MacDonald ha prodotto RING 2, dichiara: “Negli ultimi anni il genere horror è diventato di dominio degli slasher movie; ma c’è stato un periodo in cui l’horror imperava a Hollywood, quando alcuni dei migliori registi, sceneggiatori e attori hanno contribuito al successo del genere attraverso film come L’esorcista, Il presagio e Rosemary’s Baby – Nastro rosso a New York. Il nostro proposito con The Ring era quello di riportare in auge quel genere. Poi, beh, il film ha avuto un grande successo, molto più di quello che ci aspettassimo, e ci ha dato la possibilità di continuare... di raccontare una nuova storia. Il nostro obiettivo principale nel sequel era quello di fare un film che avesse la stessa autorevolezza del primo”.

In RING 2, il regista ha unito alcune delle tecniche di narrazione e dei temi ricorrenti utilizzati nei primi lavori: ragazze madri, orfani, spiriti vendicativi, l’acqua e gli effetti della tecnologia sulla società. Nell’opera di Nakata, la banale routine quotidiana, lo squillo del telefono, un semplice rubinetto, bastano a generare una suspense agghiacciante. La normalità diventa terrore.

Nakata afferma che è stata la prima sceneggiatura di Kruger a convincerlo a rituffarsi in questa avventura. “Quando ho letto la prima stesura di RING 2, l’ho trovata molto interessante, e anche molto diversa dal mio Ringu 2. Ho pensato che fosse affascinante e intrigante e ho deciso che valeva la pena esplorare una storia molto diversa dall’originale e anche dal primo Ring”.

“Esiste una differenza fondamentale tra i due film”, afferma MacDonald. “Il primo Ring è stato raccontato attraverso le immagini. Il nastro non rappresentava solo la cosa spaventosa che minacciava di uccidere le vittime, ma anche l’indizio visivo che avrebbe permesso a Rachel di svelare il mistero. Ci ha fornito una mappa molto ovvia che consente di seguire quelle immagini attraverso il film. Questa nuova storia è guidata più dalle emozioni e tratta più a fondo i personaggi. C’è un legame con il primo film, ma ne dilata questi aspetti”.

Nakata dichiara: “The Ring finisce con Rachel che fa una copia del videotape per salvare il figlio. Ma in questo modo lei consente alla maledizione di Samara di diffondersi nel mondo; dunque, la storia non si conclude con il primo film. Sono trascorsi due anni e Rachel si è trasferita con suo figlio nella piccola cittadina di Astoria, nell’Oregon. Un posto molto tranquillo... ma solo in apparenza”.

Naomi Watts commenta: “È ovvio che Seattle non era più il posto adatto in cui vivere per Rachel, così si è trasferita in un luogo molto remoto. Ovviamente, per lei la vita è cambiata radicalmente, ma continua a vivere oppressa dal suo segreto e da un enorme senso di colpa. Che cosa ha fatto? Quanta distruzione ha causato? In questo modo diventa una persona molto sola e incredibilmente protettiva. Quando tutto è cominciato era facile per la gente sostenere che lei non fosse la migliore delle madri. Era molto presa da se stessa e dalla sua carriera, mentre ora si dedica interamente al figlio. L’ironia dell’intera faccenda consiste nel fatto che questa madre cattiva si è trasformata in quel tipo di madre che Samara sta disperatamente cercando”.

 “Quando la vediamo per la prima volta insieme ad Aidan è iperprotettiva”, aggiunge Parkes. “Sa di essere responsabile del male che si è lasciata alle spalle, e il film comincia con un evento inaspettato che la riempie di terrore. Questa volta, invece di scappare o di scaricare su qualcun altro, Rachel deve affrontare personalmente l’orrore di Samara”.

David Dorfman torna sul set di RING 2 nei panni di Aidan, il figlio sensitivo di Rachel che aveva instaurato un legame speciale con Samara in The Ring, e che adesso è legato al suo spirito in maniera molto più pericolosa.

MacDonald nota: “David ha una sfida in più da affrontare questa volta perché non è più soltanto il figlio affettuoso, ma anche l’incarnazione di Samara. È un ruolo forte da interpretare, ma è stato perfettamente all’altezza. Sul set si è instaurato un bellissimo rapporto tra lui e Naomi, sembravano davvero madre e figlio”.

Dorfman afferma che questa dinamica è stata cruciale per la relazione di Aidan con sua madre. “Il rapporto che Aidan ha con Rachel è l’unica cosa che gli resta, non l’ultima ma la sola. Egli non ha un padre e non ha mai avuto amici. Tutto quello che ha è sua madre... e l’ossessionante ricordo di Samara”.

MacDonald aggiunge: “Rachel si rende conto che non può scappare... che dovrà affrontare Samara. L’unica cosa che può fare è risalire alle origini del caso Samara; non le interessa scoprire informazioni sulla donna che l’ha adottata ma trovare la madre che l’ha messa al mondo”.

Il viaggio di Rachel la conduce in un ospedale psichiatrico dove incontra una donna misteriosa di nome Evelyn, la quale conosce il segreto di Samara. “Quando eravamo in fase di sviluppo della sceneggiatura, sapevamo che Evelyn stava diventando un personaggio chiave”, afferma MacDonald. “È presente in una sola scena del film, ma è di importanza fondamentale in quanto tutti gli elementi della storia convergono in quella scena”.

Grazie a quella che i realizzatori considerano una mossa vincente del casting, il premio Oscar Sissy Spacek è stata scelta per interpretare la parte di Evelyn; questo segna il suo ritorno al genere horror da quando è stata candidata all’Oscar per Carrie lo sguardo di Satana, versione cinematografica datata 1976 e diretta da Brian De Palma del romanzo di Stephen King.

 

 

 

 

 

 

 

Il tema dell’acqua è stato determinante per la definizione della gamma cromatica del film. Lo scenografo Jim Bissell commenta: “L’acqua è un elemento molto importante nel film e, quindi, la maggior parte dei colori sono dati dalle tonalità fredde del blu e del verde. Anche il cielo grigio tipico della regione nord-occidentale della costa pacifica, ha influenzato il tono cupo del film. Ne risulta una fotografia quasi monocromatica e, in una certa misura, claustrofobica che rende perfetta l’ambientazione del nostro film dell’orrore. Ritengo che le cose facciano molta più paura quando non sono troppo esplicite. Se prendiamo una situazione con un’atmosfera apparentemente naturale, magari accogliente, basta modificare di poco la luce ed ecco che improvvisamente diventa inquietante”.

A questo scopo, Bissell ha collaborato con il direttore della fotografia Gabriel Beristain per stabilire nel dettaglio la tavolozza di colori da impiegare. Il direttore della fotografia conferma: “Dovevamo tener conto dell’elemento ricorrente del film, cioè l’acqua; e poi c’erano i verdi della campagna bucolica, per cui abbiamo evitato toni pastello troppo pesanti e i colori primari forti, optando per il blu, il verde, il grigio e tonalità terrose”.

Così, per garantire la continuità di luce tra le varie scene, i realizzatori hanno deciso di “bagnare” ogni singola inquadratura, come conferma Beristain. “Il risultato è stato splendido, come quando il sole spunta dopo la pioggia e tutto luccica.

Le stranezze non si sono limitate alla finzione del set. Durante tutta la lavorazione di RING 2 si sono susseguiti diversi eventi a dir poco insoliti.

A cominciare dal 20 maggio 2004, settimo giorno di lavorazione. La mattina presto, il personale è giunto agli uffici per scoprire che questi si erano allagati durante la notte a causa di una tubatura scoppiata; ma, data la singolare analogia con uno dei temi centrali del film, alcuni hanno interpretato l’accaduto come un presagio.

Per scongiurare ulteriori problemi, il regista Hideo Nakata ha richiesto la celebrazione di una cerimonia giapponese di purificazione affidata al reverendo scintoista Igawa, sia presso gli uffici della produzione che sul set. Walter Parkes ricorda: “Sul programma giornaliero c’era scritto ‘20:30 – Cerimonia di purificazione’. Ho lavorato a più di 30 film, ma è stata la prima volta in cui ho assistito a una cosa del genere. Non potevo certo mancare”, sorride Parkes. “È stato meraviglioso. Ha cementato l’unione tra cast e troupe”.

Ma nonostante la benedizione, le coincidenze non sono finite qui.

In una delle location, uno sciame di api si è avventato contro il camion delle attrezzature, costringendo gli attrezzisti a mettersi rapidamente in salvo; per fortuna, le api se sono andate quasi subito.

Senza nessun apparente motivo, un boccione d’acqua si è rotto nella cucina degli uffici della produzione, allagando nuovamente la stessa stanza che si era allagata qualche settimana prima.

Una mattina, uscendo da un parcheggio agli Universal Studios, una costumista si è trovata faccia a faccia con le corna di un cervo. Benché non sia raro che qualche cervo si avventuri negli studios dalle colline circostanti, l’analogia con l’attacco dei cervi in una delle scene del film è impressionante.

Questi incidenti hanno alimentato la superstizione di alcuni membri del cast e della troupe, come se Samara volesse manifestare la propria presenza.

Nakata osserva: “L’idea di una soglia tra la realtà e un altro mondo può essere spaventosa, e io credo che la presenza di Samara si senta molto di più in questo che nei film precedenti. Samara non è più presente solo nel video; ma la trovi dietro di te. È questo ciò che spaventerà di più gli spettatori di questo film”.

                                                                                                                                         
 

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