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TORINO FILM
FESTIVAL 2002
Insolita ambientazione
questanno per il Festival che dalle sale del cinema Reposi si è spostato negli ampi
spazi del Multiplex Pathe, allinterno del centro Commerciale del Lingotto.
Il
cambiamento ha perplesso un po tutti, che dallatmosfera intima e raccolta del
Reposi si sono trovati a girovagare per gli alienanti corridoi dellOtto Gallery e a
lasciarsi tentare da oggetti inutili e costosi nelle pause tra un film e laltro. |
In ogni caso, se si era abbastanza coraggiosi da
resistere al Pathe fino a notte tarda, ecco la chicca della programmazione per tutti gli
appassionati di horror: tutti i Frankenstein della Hammer diretti da Terence Fisher, da
The Revenge of
Frankenstein in cui il dottore prende il posto di un prete al
romanticissimo Frankenstein created Woman, un vero e proprio melodramma
gotico. |

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Ma la notte riserva altre sorprese: The
plague of the zombies di Gilling (La lunga notte dellorrore),
unagghiacciante storia di voodoo con dei cacciatori di volpi cattivissimi, forse
proprio quelli citati da Grant Morrison nel fumetto culto "The Invisibles".
Proiettato dopo la mezzanotte getta una certa inquietudine nel pubblico di nottambuli che
si aggirano tra i corridoi vuoti e le vetrate rigate di pioggia alla ricerca della navetta
per tornare a casa. |
Indimenticabile, e ovviamente hammeriano,
Quatermass and the pit di Roy Ward Baker (Lastronave degli esseri
perduti) con un dottor Quatermass in gran forma che scopre gli alieni
nellunderground londinese, e una scena di vermoni extraterrestri davvero commovente.
Lennesima riprova che Alien non ha inventato nulla e che non cè bisogno di
effetti speciali per fare paura. |

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Un interessante scoperta del festival è
Larry Fessenden, promettente autore di una trilogia in cui spicca Wendigo, una
storia girata nei monti tra spiriti indiani e spietati cacciatori, un horror molto anni
Settanta che riecheggia le suggestioni di Shining e lo stile e la fotografia
dei film di Romero, con interpreti ad hoc e un finale toccante. Nelle pellicole del
regista lorrore viene fuori dalla vita quotidiana e lelemento soprannaturale
è spesso un pretesto per descrivere i rapporti tra le persone.
In Habit, thriller/horror
metropolitano, Fessenden parla di vampiri e lo fa con passione, basti dire che interpreta
pure la parte del protagonista Sam, vittima della diablerie di una conturbante
vampira, in unintelligente metafora sulla relazione amorosa.
Non poteva mancare la proiezione di The
night of the hunter (La morte corre sul fiume) di Charles Laughton, accompagnato da
un esauriente speciale di Robert Gitt, responsabile del restauro della pellicola
allUCLA. Il film, un vero e proprio capolavoro, è una favola nera con un
indimenticabile Robert Mitchum che fa il predicatore bastardo ammazzavedove, tra i cattivi
più inquietanti della storia del cinema, e che ha come protagonista il bambino che tutti
vorremmo avere e proteggere dalle grinfie del mostro. Da imparare praticamente a memoria,
se si ama l'horror. |
Da non perdere anche il documentario Le
Ombre della paura il cinema italiano del terrore 1960/1980 di Paolo Fazzini e
Marco Cruciani, un documentario che raccoglie testimonianze di registi, critici e
sceneggiatori che hanno codificato il genere horror in Italia. Da Lamberto Bava a Daria
Nicolodi, da Pupi Avati a Antonio Margheriti, da Claudio Simonetti a Aldo Lado a Antonio
Tentori, le numerose interviste raccontano tutti i retroscena che stanno dietro a
pellicole che hanno fatto storia. Il documentario è girato con grande abilità tecnica ma
anche con passione e emerge bene lo spirito pionieristico di quegli anni in cui artigiani
del cinema sopperivano con la creatività e la fantasia a un basso budget. E quando Bava
riferisce di quellintervista in cui gli hanno chiesto Ma da grande che film
vuole fare e lui risponde Questi, non possiamo che essere tutti con
lui
Alla proiezione è seguito un omaggio a Margheriti, purtroppo mancato pochi
giorni prima della presentazione del documentario, in cui compaiono tutti i topoi del
cinema di Anthony Dawson che dichiara Klaus Kinski era un pazzo, ma anch io
non scherzo! e poi parla del suo cinema in cui tutto e finto e si vede, dal recupero
delle scenografie di Totò e il monaco di Monza in Danza Macabra,
a Spacemen virato accidentalmente in verde e in blu e giustificato col fatto
che fuori dallatmosfera terrestre spariscono i colori.
Lhorror italico è stato ancora una volta
valorizzato se si pensa alla proiezione nella sala grande di Non si sevizia un
paperino in edizione integrale e restaurata a cura della Scuola Nazionale di Cinema,
un grande omaggio al cinema di Lucio Fulci che mantiene intatta la sua crudeltà e il suo
sadismo dopo 30 anni. Tra gli ospiti una Barbara Bouchet sempre affascinante nonostante
letà e che ammette con ironia di essersi fatta restaurare anche lei, in occasione
del film. |
Anche il grande Edgar Allan Poe viene ricordato.
Purtroppo Usher di Curtis Harrington è un brutto remake (breve e televisivo)
de I vivi e i morti
di Roger Corman che nulla aggiunge al capolavoro cormaniano ma ci fa piuttosto interrogare
sullutilità delloperazione. Da vedere soltanto per chi, appagando le sue
velleità trash, è curioso di assistere alla doppia interpretazione del regista, che
veste sia i panni di Roderick sia quelli della sorella Madeleine. Mah. |
Per gli amanti del cinema nipponico, invece, la
sezione omonima rivela belle sorprese, tra cui Ichi the killer di Miike
Takashi che, prima di essere proiettato, è già un cult, dopo una sua breve apparizione
al Fantafestival di Roma. Bar malfamati e locali a luci rosse fanno da sfondo a feroci
scontri tra gruppi rivali yakuza in un carosello splatter-gore da far orrore anche ai più
temerari. Non mancano poi le scene demenziali salutate dagli applausi calorosi del
pubblico, come quella in cui Ichi si automutila la lingua e intanto si precipita a
rispondere mentre lo chiamano sul cellulare.
A proposito di horror e demenzialità, non
poteva mancare O segredo da mùmia di Ivan Cardoso inventore del genere
terrir da lui definito come una mescolanza di chanchada e film di serie B
americano. O segredo è una pellicola godibilissima che unisce le suggestioni
dei film della Hammer alla visionarietà e allo humour del regista brasiliano, il tutto
condito da soggettive della mummia, folli reincarnazioni e giornaliste provocanti. |
Tra le delusioni del festival, lassenza di
David Cronenberg e la
mancanza di una retrospettiva a lui dedicata è preponderante, insieme a quella
rappresentata dallultima fatica di Christopher Nolan, celebrato regista di
Memento. Insomnia è un prodotto medio, ben confezionato ma
convenzionale, creato sulla falsariga di tutti i thriller che sono venuti dopo
Seven e Il silenzio degli innocenti: il solito detective
tormentato e colpevole, la collega giovane e inesperta, il cattivo spietato e narcisista
interpretato da un Robin Williams che come sempre gigioneggia.
Non male invece The rules of
attraction di Roger Avary (autore del tarantiniano Killing Zoe), la trasposizione
del romanzo di Bret Easton Ellis, un teen movie che vuole essere spietato e nichilista,
con una sequela di battute, di amfetamine e di tette finte che forse avrebbero avuto più
mordente prima di Trainspotting o comunque negli anni Ottanta, ma che comunque riesce
ancora a catturare lattenzione dello spettatore in mezzo alle decine di pellicole
proposte. |
Dei film in concorso, il migliore sembra
Toy Love di Harry Sinclair, un promettente regista neozelandese (come
testimonia Peter Jackson, in Neo Zelanda sono dei grandi!), già autore del divertente
lungometraggio Donne in topless che parlano della loro vita. È la storia di
Ben che si innamora della bellissima Chlo ma viene da lei respinto, fedele a due regole
che si è imposta: nessuno deve pronunciare in sua presenza il nome Mat e nessun uomo
libero potrà mai avere una storia con lei. Il risultato è una commedia brillante e
caustica sul comportamento maschile. Per gli appassionati di splatter amoroso. ; )
Il festival si conclude con un lungo applauso al
direttore Stefano Della Casa e molto rimpianto per le sue programmazioni che hanno sempre
avuto un occhio particolare al cinema di genere western horror, ai B- movie e al cinema
indipendente, spesso e volentieri trascurato. Ci avviamo verso luscita e mentre
attraversiamo i corridoi della galleria vetrata non possono non venirci in mente gli
zombie di Romero con le mani protese contro le porte scorrevoli del centro commerciale.
Alla prossima, dunque.
TULIP
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