|
THE RING (USA 2003) di Gore Verbinski |
|
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi (Cesare Pavese)
Che cosa meglio di una leggenda ha il potere di evocare i fantasmi?
Un avvertimento che è anche un paradosso, perché lo spettatore sa che non smetterà di farlo. Chi guarda il video compie una sfida estrema, crede di uscirne innocente, di controllarlo. Ma le immagini sono pericolose. NellOcchio che uccide di Michael Powell (1960) lultimo estremo gesto del protagonista era quello di voler assistere alla propria morte filmata, qui invece è il film che assiste alla morte delluomo. Luomo crede di guardare il video, ma è il video che lo osserva, giorno per giorno.
Lo diceva già Jung che le
immagini hanno un forte potere simbolico, sono archetipi, simboli universali la cui E il tempo che si piega circolarmente su se stesso e non è un caso infatti che la fine attesa da Rachel venga messa in scena proprio nel luogo dellinizio, dove lei ha visto per la prima volta la videocassetta. E non è neppure casuale che un gesto di pietà come quello che lei prova verso la bambina si trasformi in un gesto di crudeltà estrema, cioè la perpetuazione del contagio. Verbinski sceglie di raccontare questa storia facendo un ampio uso della tecnica surrealista dellimmagine. Il video proibito ricorda infatti le immagini citate da Bunuel in Un chien andalou e i paradossi visivi di Breton, Man Ray ecc. che rendono labili i confini tra sogno e realtà, come la mosca che sconfina ed esce dal video.
Il ring è il luogo dellindistinzione, del bene che diventa male, dellapparenza che inganna, dei fantasmi che diventano carne. Lunico modo di salvarsi dal cerchio è copiarlo, riprodurlo, ma questo paradossalmente servirà soltanto a renderlo più attivo, e a diffondere lepidemia. Questo film incute terrore anche perché attinge al lato oscuro dellanima, lOmbra, che è la parte della nostra personalità segretamente attratta dal Male. Se consciamente la protagonista, in uno spasmodico conto alla rovescia, vuole trovare e sconfiggere ciò che la porterà alla morte, la sua è in realtà uninconscia ricerca della morte, un desiderio quasi estetico di contemplarla.
Ed è lo stesso procedimento che compie lo spettatore di The Ring che partecipa a un gioco di morte dal quale è troppo curioso per tirarsi indietro, un gioco che inizia come uno slasher adolescenziale e prosegue senza autoironia o autoreferenzialità e sfocia nel terrore puro. E il Ring non è soltanto il pozzo, le biglie, lo specchio, ma soprattutto locchio. Il peccato commesso dalle vittime è quello del narcisismo ben esemplificato da Anna Morgan che guarda nello specchio, ma va oltre allo specchio e diventa immagine. Il vero fantasma è il corpo
che vive nellera della riproduzione soltanto attraverso limmagine: essa ha
preso Perché Samara non dorme mai.
|
THE RiNG 2 (USA 2005) di Hideo Nakata